Consorzio di gestione di Torre Guaceto

Consorzio di Gestione di Torre Guaceto

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La torre di Guaceto, simbolo della Riserva, è la più grande delle cosiddette torri “a base quadrata vicereali” o “tipiche del Regno”; queste furono costruite in Terra d’Otranto durante il Regno di Carlo V a seguito dell’editto impartito nel 1563 dal viceré di Napoli don Pedro Afán de Ribera, Duca d’Alcalà, per difendere le coste dalle scorrerie dei Turchi.

La torre ha pianta quadrata con il lato di 16 metri e pareti a scarpata con ampie caditoie ad archetto in controscarpata ciascuna difesa da due archibugiere; tre caditoie sono sul lato mare, due sui lati Nord e Sud e solo una è sul lato di terra. Come spesso accade nelle torri vicereali un vano adibito a cisterna è ricavato nel terrapieno che costituisce il piano terra della struttura; una conduttura convoglia le acque piovane che si raccolgono sul terrazzo all’interno della stessa cisterna garantendo quindi un approvvigionamento idrico a coloro che costituivano il personale di guardia. L’ambiente unico voltato e di forma quadrata posto al primo piano ha i lati di 8 metri circa di lunghezza e conserva ancora il camino posto sulla parete del lato di terra.

La torre è posta presso l’estremità meridionale dell’omonimo promontorio di Guaceto ad una quota di circa 5 metri sul livello del mare; si tratta di una posizione strategica che consente di controllare la rada portuale riparata dai venti dei quadranti settentrionali e nella quale sfociano il Canale Reale e le acque sorgive che alimentano tutt’oggi gli stagni dell’ampia area paludosa retrostante. Da questa posizione la torre era in grado di comunicare visivamente non solo con le postazione costiere più prossime, e cioè Torre Santa Sabina (più a Nord) e Torre Testa (più a Sud), ma anche con Torre Regina Giovanna, Masseria Baccatani e il Castello di Serranova nell’immediato entroterra.

Torre Guaceto o Gausiti, come è noto più anticamente, è presente fin dal XII secolo nella cartografia e dal XIX secolo nella letteratura storico-geografica di Mavaro, Marciano, Profilo, Arditi, De Giorgi e nelle fonti documentarie di diversa provenienza. La zona di Torre Guaceto è considerata particolarmente preziosa per la presenza di acqua dolce nelle vicinanze, per la possibilità di sbarco e per la conformazione facilmente difendibile grazie ad una vasta palude che divide il promontorio dalla terra ferma. La zona è definita dal geografo musulmano Edrisi nel 1164 nel libro, Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo, “Gaw sit”, dalla radice “gau”, acqua dolce e “wadi”, fiume, canale, corso d’acqua. Qualche secolo dopo mons. Giovanni Carlo Bovio, arcivescovo di Brindisi, in occasione della visita pastorale del 1566 definirà questo luogo e la sua rada “Saracinopoli seu Guascito” a testimonianza quindi di una presenza araba nel territorio.

La descrizione della zona è spesso legata al piccolo ma comodo porto mercantile che ha garantito l’inserimento della rada nelle direttrici litoranee della Puglia adriatica e nel contesto della viabilità romana. Già dal Medioevo si trovano nelle fonti storiche ricorrenti seppur brevi e sporadiche notizie riferibili all’attività del porto di Guaceto e del territorio immediatamente circostante, specie in relazione sia ai diritti di utilizzo dello scalo e di riscossione dei tributi per le merci che vi transitavano che alla manutenzione della stessa torre di guardia.

La più antica di queste notizie risale al 1362 quando re Roberto d’Angiò, riprendendo un privilegio concesso venti anni prima dalla regina Giovanna, e per premiare la loro fedeltà alla causa angioina, concesse ai mesagnesi l’esclusiva facoltà di esportare vini, oli ed altri prodotti dalle rade di Santa Sabina e Guaceto, appartenenti alla dogana di Brindisi. Decreto, questo, ribadito poi nel 1407 da re Ladislao I e nel 1425 dalla moglie Maria d’Enghien. Ancora nel 1440 la stessa Maria d’Enghien, divenuta signora di Carovigno alla morte del marito, nello stilare l’inventario dei beni posseduti nel feudo con le relative entrate dovute alla Regia Corte, fa riferimento a “lo porto de Guascito”; lo stesso porto che nel 1463 Ferdinando I d’Aragona dichiara ancora appartenente al territorio di Mesagne.

È del 1482 invece la notizia (riferita dal Della Monaca) che i veneziani in guerra contro gli Aragonesi, dopo essere sbarcati nel “picciol porto di Gaugeto comodo ricetto a pochi legni, e di mediocre grandezza” con una flotta composta da sessanta navi armate di seimila fanti e duecento cavalli guidata da Francesco Marcello, avessero tentato l’assalto a San Vito e Carovigno dove vennero fermati dagli aragonesi di Pompeo Azzolino. I superstiti furono costretti ad indietreggiare proprio nel porto di Torre Guaceto dove, difesi dalle artiglierie dei vascelli, riuscirono a mettersi in salvo. Sulla scorta di tali avvenimenti storici, e alla luce dell’analisi della conformazione del porto di Guaceto, Giovanna III in una lettera del 1492 indirizzata al Regio Commissario Otrantino chiede che una squadra di militi a cavallo sia stanziata nella rada.

Proprio la presenza di acqua dolce e l’utilità del suo approdo furono caratteristiche che indussero gli aragonesi a presidiare la zona con una torre che forse esisteva già quando nel 1531 il marchese de Alarcon la pose a difesa di un’insenatura che era stata utilizzata dai veneziani nel 1484 e nel 1528 per sbarcare e attaccare la città evitando le difese che partivano dal forte di S. Andrea. Il viceré volle adattare le strutture esistenti affidando i lavori al maestro muratore Giovanni Lombardo di Brindisi. La torre entrava così a far parte del sistema difensivo dell’intera costa che si definiva attraverso torri di avvistamento costruite come fortezze abitate da soldati tutte tipologicamente conformi al modello voluto dalla Regia Corte nel 1563: a pianta quadrata, troncopiramidali, scarpate e munite di caditoie a controscarpa ed archibugiere, ad unico vano voltato all’interno e fornite di parapetto di coronamento. Infatti, tracce di presenze militari alla torre si rilevano da documenti notarili e cronache: nel 1567 Federico Pagliata, cavallaio della custodia di Guacito, riceveva come salario dal precettore 12 ducati ed ancora nella memoria di Cagnes e Scalese si specificava che nel 1595 Giovanni Antonio Solazzo Pizzutello di Brindisi rinunciava per le sua infermità alla “patente di artigliere della Torre di Guasceto” affidatagli dal capitano Vasches de Acunia. In realtà già nel 1569 in seguito all’ordine del vicerè Parafan de Ribera la torre del porto di Guaceto veniva elencata tra quelle da armarsi e veniva dotata di due pezzi di artiglieria. Si trattava di falconetti di bronzo inviati via mare da Napoli a Taranto e da qui a Lecce dove il notaio Pandolfi stipulò gli atti di consegna ai sindaci delle Università al cui territorio appartenevano le torri. Il 23 maggio 1599 l’amministrazione di Brindisi, rappresentata dal sindaco, Antonio Leanza, dall’auditore Giulio Cesare Baccaro, con la presenza del giudice regio Vincenzo Pitigliano, bandisce gare di appalto per il restauro delle torri marine di “Guasceto”, “della Testa”, “del Cavallo”. I lavori continuano nel 1654 quando viene corrisposta una nota spese al maestro Ferrante Agnone di San Vito dei Normanni per “l’acconcio della torre di Guacito”.

L’interesse che gli spagnoli hanno per la torre è testimoniato dall’unificazione delle cariche di castellano e “custode della torre di Guasceto” e dall’obbligo imposto alle Università di Latiano, San Vito e Carovigno di ospitare “un numero di cavalleria a custodia e guardia della marina di Serranova e Guacito, ciò in caso di invasione se li opponghi” in attesa dell’intervento della compagnia che ha presidio a Nardò. Già nel 1650 il privilegio di Ferdinando I d’Aragona viene prescritto dalla Regia Camera che dispone che da alcuni porti disabitati del Regno non si possono esportare merci per evitare il contrabbando. Ancora nel XVIII secolo l’Università di San Vito paga per le piombature dei cannoni a Torre Guaceto e per lavori di manutenzione. Dal Settecento poi la rada diventa proprietà della famiglia Dentice di Frasso che ne conserva i diritti di caccia e di pesca, provvedendo nel 1915 al prosciugamento del canale e costituendone nel 1940 una riserva di caccia. Oggi la cinquecentesca torre di guardia simbolo della Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta di Torre Guaceto è sede di un allestimento espositivo a tema storico-archeologico che offre ai visitatori un breve racconto di quanto accadeva in questo territorio in Età Romana, poco più di 2000 anni fa. Entrando nella sala al primo piano della torre ci si trova inaspettatamente dinanzi ad un’antica imbarcazione che la occupa quasi interamente e che è stata ricostruita in dimensioni reali in tutte le sue parti, albero e vela inclusi utilizzando la tecnica dell’epoca. Avvicinandosi ci si accorge che all’interno vi è un carico di anfore insieme a tutto quello che un vascello di questo tipo avrebbe potuto trasportare nel corso di uno dei suoi tragitti, come ad esempio le stoviglie contenenti cibo e bevande per l’equipaggio. Nel corso del II secolo a.C. alla foce del Canale Apani, al limite meridionale della riserva, vi era un’importante impianto per la produzione di anfore olearie e vinarie che a bordo delle navi onerarie in partenza dal porto di Brindisi raggiunsero tutti i principali scali del Mediterraneo. Imbarcazioni di piccole dimensioni come quella ricostruita all’interno della torre facevano la spola dall’impianto di produzione alle banchine di carico e scarico di Brindisi; il sito di Apani, e più in generale la rada di Torre Guaceto, erano un luogo ideale per un insediamento produttivo dal momento che questo tratto di costa è tutt’oggi ricchissimo di affioramenti di argilla ed offriva inoltre grandi quantità di acqua dolce vista la presenza sia del Canale Apani che, poche centinaia di metri più a Nord, del Canale Reale. Verso le fornaci ed il caricatore di Apani confluivano inoltre i prodotti di tutto quel sistema produttivo agricolo che in Età Romana caratterizzava la piana brindisina con numerose fattorie ed alcune ville rustiche che gravitavano perlopiù attorno al centro portuale, politico ed economico di Brundisium.

L’allestimento consente al visitatore di guardare (attraverso le finestre della torre) allo splendido paesaggio attuale di Torre Guaceto con un occhio che sia in grado di comprenderne le trasformazioni avvenute nel corso degli ultimi millenni; un diorama propone infatti quello che doveva essere l’aspetto di questo tratto di costa attorno al V secolo d.C. quando il livello del mare era 2 metri circa più basso di quello attuale e quando su uno degli isolotti posti dinanzi alla torre c’era una torre-faro che segnalava alle imbarcazioni l’accesso più sicuro alla rada.

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Le bellezze paesaggistiche e la floridezza degli habitat naturali che caratterizzano oggi i luoghi incantati della Riserva di Torre Guaceto, in un passato non troppo lontano, hanno portato l’uomo a scegliergli come ideali per viverci stabilmente. Questo per un periodo lungo almeno 2.500 anni.

Le più antiche evidenze archeologiche oggi note a Torre Guaceto si riferiscono all’età del Bronzo (II millennio a.C.), periodo nel quale il paesaggio era piuttosto diverso da quello odierno.

Le ampie zone palustri costiere erano caratterizzate dalla flora tipica di questo habitat (canne, giunchi, cannucce e cariceti) ed erano popolate da numerosi mammiferi di piccola taglia, da uccelli, rettili, anfibi, pesci e molluschi. Più all’interno, gli arbusti della macchia mediterranea, gli olivi selvatici e i boschi di querce ospitavano cervi, cinghiali e caprioli oltre a lupi, gatti selvatici e lepri.

I villaggi dell’età del Bronzo della Riserva sono oggi localizzati sul promontorio di Torre Guaceto e sui due Scogli di Apani, e nascono probabilmente alla fine del Bronzo Antico (XIX sec. a.C.) per poi stabilizzarsi nel Bronzo Medio (XVIII-XV sec. a.C.). Si tratta di villaggi difesi da grandi muri di fortificazione e costituiti da capanne realizzate con elementi lignei e vegetali e le cui pareti erano coperte da un intonaco d’argilla, all’interno vi erano spesso dei focolari a terra e fornelli d’argilla. L’artigianato era una delle principali attività dell’epoca e portava alla realizzazione di contenitori ceramici, di armi, utensili ed ornamenti in bronzo, e di numerosi altri oggetti in argilla, selce e pietre dure, osso, corno, avorio, conchiglie e ambra. L’economia si basava sull’allevamento, la pastorizia, la caccia, la pesca ed il commercio, sia via terra con le comunità vicine, che via mare con i mercanti Micenei.

Poco si conosce ancora riguardo alla presenza umana a Torre Guaceto in età Messapica (metà VII- metà III sec. a.C.), periodo durante il quale l’abitato sembra essersi spostato più all’interno e frammentatosi, si suppone, in piccoli insediamenti rurali.

Dopo la conquista romana, le aree costiere tornarono ad essere dei poli di attrazione. Tra III sec. a.C. e I sec. d.C. il livello del mare era almeno 2m più basso dell’attuale, il porto-canale di Torre Guaceto era in piena attività, come testimoniato dalla ceramica rinvenuta sul secondo isolotto (che doveva essere ancora unito al primo), e la rada a sud era ancora un’ampia piana paludosa delimitata da discontinui cordoni paralitorali che comprendevano il terzo isolotto e i due scogli di Apani. La via Appia Traiana, che correva immediatamente a monte dell’attuale area paludosa, portò l’inserimento dell’area di Torre Guaceto nella rete di traffici e commerci che collegavano le ville e gli insediamenti rustici dell’interno ai grandi complessi produttivi costieri (come quello delle fornaci di Apani alla foce dello stesso canale). In questa fase, Torre Guaceto si configurava quale “caricatore”, un punto d’imbarco funzionale alla raccolta della produzione di olio e vino dell’entroterra, ed alle attività produttive delle vicine fornaci: da qui chiatte o piccole barche portavano le derrate a Brindisi, da dove venivano imbarcate sulle grandi navi onerarie romane alla volta delle stazioni commerciali del Mediterraneo.

In età Tardoantica, tra V e VI sec. d.C., la rada di Torre Guaceto era ancora un approdo importante, e questo è possibile dedurlo perché sul terzo isolotto sono stati individuati i resti di una torre-faro (realizzata in grossi blocchi squadrati) che segnalava l’ingresso alla baia ormai invasa dal mare, e anche grazie alla presenza di un relitto coevo nelle acque immediatamente antistanti.

Nell’XI sec. Torre Guaceto era uno degli approdi prediletti dalle piccole e veloci feluche dei Saraceni provenienti dalla Turchia che, attratti dall’abbondanza di acqua dolce, vi si rifugiarono durante i saccheggi dell’entroterra costiero. L’importanza di questo porto è testimoniata dal geografo arabo Edrisi che nel 1.164 definirà Torre Guaceto col toponimo di “GAW SIT” che significa “il luogo dell’acqua dolce”. Numerosi sono i documenti che nel Medioevo attestano la continua attività, per lo più commerciale, del “picciol porto di Gaugeto” sia con gli Angioini, che poi con gli Aragonesi. La rada è per due volte almeno, nel 1482 e nel 1528, utilizzata dai Veneziani come porto sicuro dove ricoverare i vascelli per muovere all’attacco dei piccoli centri dell’interno (S. Vito e Carovigno) evitando così le difese del porto di Brindisi.

La necessità di presidiare questo importante approdo conduce gli Aragonesi alla costruzione nel 1531 dell’attuale torre di guardia (anche se una più antica esisteva già). Torre Guaceto entra così a far parte del sistema difensivo costiero contro le incursioni turche: le torri di avvistamento comunicavano tra loro attraverso segnali di fumo il giorno e di fuoco la notte, mentre acusticamente attraverso campane. In questo modo, i torrieri lanciavano l’allarme sia alle popolazioni dell’entroterra che si rifugiavano nelle torri e nelle masserie fortificate (Torre Regina Giovanna e Castello di Serranova), che ai grandi centri di comando del regno.

Dal ‘700 la rada diventò proprietà della famiglia Dentice di Frasso che ne conservava i diritti di caccia e di pesca, provvedendo nel 1915 al prosciugamento del canale e costituendone nel 1940 una riserva di caccia. Da questo momento in poi l’area non è più stata interessata dall’insediamento umano, se non per ragioni militari durante il secondo conflitto mondiale, mentre l’entroterra ha sempre conservato una forte tradizione agricola.

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La Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta di Torre Guaceto è al centro di uno straordinario progetto di innovazione tecnologica.

Si tratta di Smart Guaceto, un piano ammesso a finanziamento nell’ambito del progetto Innolabs gestito da Innova Puglia, società in house della Regione, e sostenuto dal Fondo Europeo Sviluppo Regionale con uno stanziamento pari a 590.720,88 euro.

L’obiettivo di Smart Guaceto, avviato a gennaio 2019 per finire a giugno 2020, è il potenziamento delle tecnologie sviluppate negli anni nei luoghi della Riserva come il laboratorio di archeologia, il centro visite e le aree naturali, ed una loro sostanziale implementazione.

Per raggiungere questo traguardo alcune delle più importanti società e degli enti che operano nel mondo della tecnologia, della cultura e della comunicazione a livello nazionale, si sono messi insieme e stanno lavorando in rete per dare un importante contributo in termini di promozione e fruizione innovativa e sostenibile di Torre Guaceto. Questi sono: UpCommerce spa, The Digital Box spa, Steel Minds srl, Weave srl, Dipartimento beni culturali dell’Università del Salento, Dipartimento di nuove tecnologie e design di Cetma, studio Fiore e Vivarch.

Partendo da un’accurata analisi del fabbisogno di Torre Guaceto e dell’impianto tecnologico attualmente in possesso della Riserva, i partners hanno elaborato una serie di azioni tecnologiche e smart adatte ai fruitori target di Torre Guaceto: visitatori, scolaresche e turisti internazionali.

Nei due anni di progetto saranno prodotti:

- Un sistema informativo 4.0 per la prenotazione di pacchetti di visita nelle aree e nelle strutture della Riserva;

- Un’app in realtà aumentata per la fruizione di contenuti informativi multimediali;

- Un’app in mixed reality per la comprensione dei reperti e delle collezioni archeologiche;

- Piattaforme di serious game;

- Un percorso interattivo interno ed esterno.

Uno degli aspetti del tutto innovativi del progetto consiste nel coinvolgimento degli utenti reali della Riserva nella progettazione delle applicazioni e delle innovazioni che saranno realizzate.

 

 

I partner di progetto

 

La società nasce a Foggia il 27 gennaio del 2005 come Bookingshow SPA e si è subito posizionata tra le prime realtà in Italia nel mondo delle biglietterie elettroniche certificate per eventi e dei servizi ad esse connessi. Grazie all’omonima piattaforma software, Bookingshow appunto, interamente prodotta e gestita dalla società, ha gestito in modo integrato per oltre 12 anni la prenotazione e la vendita on line di biglietti per concerti, spettacoli, eventi sportivi (calcio, basket, volley) festival ed eventi unici, con un numero di iscritti al portale web, nel 2016, di oltre il milione e un portafoglio clienti appartenenti al mondo dello spettacolo, dello sport e dell’intrattenimento in genere di oltre 800 unità. Tali numeri hanno consentito all’azienda di competere con giganti del settore quali Ticketone (parte del gruppo tedesco Eventim) e Best Union, gruppo bolognese leader nel mondo delle biglietterie automatizzate e dei servizi connessi che, nel luglio del 2017, ha acquisito il ramo di azienda connesso al ticketing (Bookingshow appunto).
Oggi, Upcommerce SPA(Capofila del progetto) è una PMI innovativa il cui attuale core business è rappresentato dalla gestione conto terzi di siti in totale outsourcing, grazie all’omonima piattaforma proprietaria multicurrency e multilingua www.upcommerce.com.
Nonostante la cessione del ramo di azienda connesso al ticketing, la società rimane in qualche modo operante all’interno di quel segmento di mercato grazie alla controllata 18months, PMI innovativa che ha realizzato una avanzata soluzione cloud based di ticketing e gestione per il settore cinema e musei.

 

 

La The Digital Box Spa è una società nata nel 2013 come startup innovativa dall’unione di professionalità con oltre 10 anni di esperienza nel settore del marketing, ADA è la piattaforma integrata con la quale la TDB propone di cambiare il modo in cui il Mobile Marketing è percepito e sfruttato dalle aziende mediante un approccio “disruptive” all’intero ciclo di vita del cliente: dal coinvolgimento iniziale, alla conversione rispetto a obiettivi concreti, alla fidelizzazione.
Propone al mercato un sistema integrato di soluzioni che permettono la creazione, distribuzione e misurazione di contenuti digitali personalizzati progettati specificamente per i dispositivi mobili quali landing pages e storytelling, una suite completa di strumenti che consentono alle aziende, di ogni dimensione e tipologia, di coinvolgere, in modo rapido ed economico, i clienti offrendo esperienze di coinvolgimento grazie a messaggi di azione diretti e orientati ai risultati. ADA è una piattaforma on cloud di estrema facilità d’uso grazie al sistema di creazione di contenuti attraverso il drag and drop e i numerosi layout preimpostati a disposizione degli utenti. le sedi operative in Gioia del Colle site in Via Costantino Maria Colacicco n.8 H-P; Sono due locali attigui uno dedicato al Marketing e l’altro dedicato al coding, ogni locale è circa 100mq; le attrezzature contenute all’interno sono normali PC e tablet.


L’azienda opera nel settore dell’informatica, offrendo servizi di consulenza, progettazione e sviluppo di software, di qualunque tipo o scopo, sia ludico che professionale.
Nell’ambito professionale, tali servizi sono diretti principalmente:

  • al settore finanziario (banche, assicurazioni, etc.)
  • al settore marketing, attraverso lo sviluppo e la vendita di prodotti che possano agevolare le attività di promozione delle aziende e gestione della clientela
  • al settore socio-sanitario, con la realizzazione di prodotti per la pianificazione, consuntivazione e controllo delle attività

In dettaglio, le principali attività produttive dell’azienda sono:

  • Consulenza progettazione, installazione e commercializzazione di sistemi informatizzati
  • Fornitura di servizi di consulenza informatica, produzione e sviluppo di software, di qualunque tipo o scopo, sia ludico che professionale
  • Formazione professionale
  • Gestione di banche dati
  • Esercizio di siti di commercio elettronico e quant'altro afferente l’attività informatica
  • Assemblaggio e vendita di software e hardware, ovvero realizzazione di combinazioni di hardware e software fornite con il metodo chiavi in mano

 

Weave Srl è una società a responsabilità limitata, iscritta alla sezione Startup Innovative, costituita nel 2016.
L’azienda opera nel settore della Digital Transformation, offrendo servizi di consulenza, progettazione e sviluppo di soluzioni di supporto alla trasformazione digitale delle aziende.
In questi anni abbiamo lavorato come Digital Innovation Unit per società di consulenza strategica, gruppi leader nel settore energetico e banche ad alto tasso di innovazione.
La società ha stabilito la sua sede legale ed operativa a Melpignano (LE), in Via Castrignano 23, all’interno dello spazio di coworking M23, nato dalla volontà di Weave di tenere vicini a sé i professionisti coinvolti nei propri progetti.
Nei 300mq di M23, sono concentrate le postazioni di lavoro di Weave, e altre 25 postazioni a disposizione dei coworker che spaziano da esperti di programmazione a grafici e maker.
Dal 2017 Weave Srl ha un contratto di accelerazione con SellaLAB ed è partner tecnologico di S2E Srl.
Il team di Weave ha una solida esperienza nello sviluppo agile e nello sviluppo rapido di prototipi e mock-up, dei quali sovente segue anche la progettazione e lo sviluppo delle stesse all’interno di compagini più vaste.

 

UNIVERSITÀ’ DEL SALENTO- Dipartimento di Beni Culturali - (Organismo di Ricerca)

Nella sua attuale fisionomia, il Dipartimento di Beni Culturali è stato costituito nel febbraio 2012. I settori scientifico-disciplinari che, sulla base del vigente Statuto di Ateneo, sono posti sotto la sua diretta responsabilità sono quelli di L-ANT e di L-ART, ricadenti nell’Area 10 “Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche” della rideterminazione effettuata dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Le competenze e gli interessi del Dipartimento vanno, dunque, dalla archeologia preistorica e protostorica (L-ANT/01), etrusco-italica (L-ANT/06), classica (L-ANT/07) e medievale (L-ANT/08) alla storia greca (L-ANT/02) e romana (L-ANT/03), dalla numismatica (L-ANT/04) alla papirologia (L-ANT/05), dalla topografia antica (L-ANT/09) alle metodologie per la ricerca archeologica (L-ANT/10), per poi abbracciare la storia dell’arte medievale (L-ART/01), moderna (L-ART/02) e contemporanea (L-ART/03), la museologia e la critica artistica e del restauro (L-ART/04), sino alle discipline dello spettacolo (L-ART/05), a quelle del cinema, fotografia e televisione (L-ART/06), nonché della musicologia e storia della musica (L-ART/07) e dell’etnomusicologia (L-ART/08).
E tuttavia, in virtù della lunga tradizione di interdisciplinarità che ne ha segnato la storia (come già quella della Facoltà di Beni Culturali), al Dipartimento afferiscono non solo docenti e ricercatori dei suddetti settori scientifico-disciplinari, ma anche numerosi altri, incardinati nelle aree e nei settori più diversi: dalla filologia (L-FIL-LET/01, L-FIL-LET/04) alla letteratura italiana (L-FIL-LET/10), dal diritto costituzionale (IUS/08) alla storia moderna (M-STO/02), dalla geografia economico-politica (M-GGR/02) alla storia dell'architettura (ICAR/18), dalla antropologia fisica (BIO/08) alla chimica analitica e fisica (CHIM/01, CHIM/02) e alla fisica applicata ai beni culturali e ambientali (FIS/07).

 

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La flora a rischio di estinzione

La flora vascolare della Riserva consta di 665 specie vegetali, pari al 50% del numero complessivo di specie vegetali dell'intero Salento, ed al 29% del numero dell'intera Puglia.

Si tratta di una quota di biodiversità considerevole, che suggerisce l'importante ruolo che ha la Riserva nella salvaguardia delle specie spontanee della regione. Alcune di queste specie risultano essere particolarmente rare a livello regionale e/o nazionale. Otto sono inserite nelle cosiddette liste rosse, che sono elenchi che annoverano le specie considerate a rischio di estinzione su scala regionale o nazionale.

Si tratta delle seguenti specie.

L'aglio viola-scuro (Allium atroviolaceum) è un aglio con infiorescenza sferica a fiori roseo-violacei. In Italia è presente in Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia. È considerato a rischio di estinzione in Puglia con lo status di "specie vulnerabile".

L'erica pugliese (Erica forskalii, o Erica manipuliflora) è un arbusto a piccole foglie e piccoli fiori di colore rosa. È presente in Italia solo in Puglia, dove sono note 13 stazioni localizzate lungo la costa adriatica tra Torre Guaceto e Alimini (Otranto) e presso Gallipoli. È inclusa nelle liste rosse d'Italia e della Puglia con lo status di "specie vulnerabile".

Il giunco di Tommasini (Juncus littoralis) è un giunco di grandi dimensioni, con fusti e foglie pungenti, molto simile al comune giunco pungente (Juncus acutus), da cui si distingue per avere l'infiorescenza con rami più allungati. È inserita nella lista rossa della Puglia con lo status di "specie minacciata".

La granata irsuta (Bassia hirsuta) è una specie annuale, di color grigiastro, che colonizza i suoli stagionalmente inondati, salati e ricchi di detriti organici. È presente con certezza in Italia solo nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Puglia e Sardegna. La sua presenza in Puglia è nota, oltre che per Torre Guaceto, anche per i laghi di Lesina e di Varano, Manfredonia, S. Menaio (Vico del Gargano), Palude della Contessa (Brindisi), Taranto, San Cataldo e Le Cesine (Lecce). È considerata a rischio di estinzione in Italia ed in Puglia con lo status di "specie vulnerabile".

L'ipocisto rosso (Cytinus ruber) è una curiosa specie parassita di color rosso, che cresce alla base del cisto di Creta (Cistus creticus). È presente in diverse regioni dell'Italia Centro-Meridionale, Sicilia e Sardegna. È inserito nella lista rossa della regione Puglia con lo status di "specie vulnerabile".

L'onopordo marchigiano (Onopordum tauricum) ha l'aspetto di un cardo, con infiorescenze a fiori viola avvolte da spine. È presente con certezza in Italia solo nelle Marche, Umbria e Puglia. È inserita nella lista rossa della regione Puglia con lo status di "specie minacciata".

L'orchide palustre (Orchis palustris) è un'orchidea con una grande infiorescenza a fiori rosa che si rinviene in ambienti umidi. La distribuzione della specie in Italia, che comprende complessivamente circa 40 stazioni, appare in forte riduzione. In Puglia è presente, oltre che a Torre Guaceto, a Lesina, Rauccio-Bacino dell'Idume e Le Cesine (Lecce), Laghi Alimini (Otranto), Palude Li Foggi (Gallipoli) e Palude del Conte (Porto Cesareo).

L'orchide palustre è inclusa nelle liste rosse dell'Italia e della Puglia con lo status di "specie minacciata".

Il vilucchio striato (Convolvulus lineatus) è una specie con fusti a base legnosa, foglie biancastre e fiori "a campanella" di colore bianco o rosa pallido. È segnalato con certezza in Italia per il Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. In Puglia è documentato per Torre Guaceto, Palude del Capitano (Nardò) e Pulsano. È inserita nella lista rossa della regione Puglia con lo status di "specie minacciata".

Infine, un'altra specie critica è il lino delle fate meridionale (Stipa austroitalica), considerata specie di interesse comunitario ai sensi della Direttiva 92/43/CEE.


Torre Guaceto: una destinazione sostenibile

Certificazione CETS per la Riserva di Torre Guaceto e gli operatori virtuosi

Nell’ambito della Carta Europea per il Turismo Sostenibile, il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto punta alla tutela del patrimonio naturale e culturale del territorio ed al continuo miglioramento della gestione del turismo nell’area protetta a favore dell’ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori. Scopri le attività portate avanti dall’ente e conosci gli operatori della ricettività, ristorazione e guide che hanno sposato la causa della sostenibilità diventando Partner CETS di Torre Guaceto.
 


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CETS


  • Riserva Marina

    Riserva Marina

    Ampia 2.200 ettari, l’Area Marina Protetta di Torre Guaceto ospita un gran numero di specie animali e vegetali. Uccelli, pesci, praterie di posidonia, coralligeno. Un mare da scoprire.
  • Riserva Terrestre

    Riserva Terrestre

    Ampia 1.100 ettari, la Riserva Naturale dello Stato è un polmone verde incontaminato nel quale trovano la pace gli animali. Lecceta, Ginepro coccolone, uccelli. Un paradiso nel quale perdersi.
  • Non solo sapori

    Non solo sapori

    Torre Guaceto è un’oasi felice sia a terra, che a mare. Nella parte agricola, si sviluppano numerose produzioni bio, nell’area marina, invece, pratica la pesca sostenibile. Guardane di più.
  • Attività

    Attività

    #feeltorreguaceto non è uno slogan, ma un modo di vivere la Riserva. Rotte di mare e di terra incantano i visitatori. La magia di Torre Guaceto è sostenibile. Scoprine di più.
  • Eventi

    Eventi

    Per rispettare bisogna amare, per amare bisogna conoscere e quando ci si rilassa si apprende meglio. La sensibilizzazione a Torre Guaceto passa per il divertimento. Svagati con noi.
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    Incontaminata e lontana dal frastuono quotidiano. Destinazione di pace per gli animali e gli uomini. Location d’eccezione di film e video musicali. Guarda chi ha “girato” da noi.

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