
Il <>Canale Reale rappresenta il corso d’acqua più importante del Salento. Ha origine da una polla sorgiva nel territorio di Villa Castelli e attraversa la pianura brindisina, interessando i comuni di Francavilla Fontana, Oria, Latiano, Mesagne e Brindisi, per poi sfociare nel Mar Adriatico all’interno dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, un sito di grande valore naturalistico affacciato sul Sito di Interesse Comunitario "Torre Guaceto e Macchia San Giovanni".
Il bacino idrografico del Canale Reale copre una superficie di 213,3 km² e coinvolge diversi comuni, tra cui Villa Castelli, Francavilla Fontana, Oria, Latiano, Mesagne, San Vito dei Normanni, Carovigno e Brindisi. Questo territorio costituisce l’ambito di riferimento per il futuro Contratto di Fiume, strumento di governance partecipata volto alla gestione integrata delle risorse idriche e del territorio.
Obiettivi prioritari
La gestione del bacino idrografico del Canale Reale si orienta verso tre macro-obiettivi:
- Sicurezza idraulica, in attuazione della Direttiva 2007/60/CE sulla gestione del rischio di alluvioni;
- Qualità delle acque, secondo i principi della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE;
- Tutela dell’ambiente fluviale e del paesaggio circostante, con attenzione alla biodiversità, alla continuità ecologica e all’integrazione tra ambienti naturali e attività antropiche.
Criticità e trasformazioni
Le acque del Canale Reale ricevono gli scarichi dei depuratori di Ceglie Messapica, Francavilla Fontana, Latiano e Carovigno (consortile). Per questi impianti sono stati realizzati o sono in corso di completamento importanti interventi di adeguamento, finanziati attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2007–2013, nell’ambito dell’Accordo di Programma Quadro “Depurazione”, tra cui anche la realizzazione di una condotta sottomarina per l’impianto di Carovigno.
Come altri corsi d’acqua della piana brindisina, anche il Canale Reale è stato oggetto, fin dalla prima metà del Novecento, di interventi di regimazione idraulica. Le occupazioni e trasformazioni antropiche dell’alveo – tra cui insediamenti abitativi, infrastrutture stradali e impianti industriali – hanno frammentato la continuità morfologica del fiume, contribuendo ad aumentare il rischio idraulico. Inoltre, l’estensione delle coltivazioni intensive fino alle aree di pertinenza fluviale ha ridotto ulteriormente la già limitata naturalità del corso d’acqua.
Evoluzione del paesaggio agrario

Il paesaggio rurale del bacino del Canale Reale, storicamente caratterizzato da macchia mediterranea, boschi, pascoli e coltivazioni cerealicole, ha subito una profonda trasformazione a partire dall’Unità d’Italia, con l’estensione del seminativo e del vigneto, favorita anche da bonifiche idrauliche e sanitarie.
Negli anni ’50, con la Riforma agraria, si è affermato il modello della piccola e media azienda agricola intensiva, sostituendo le tradizionali masserie cerealicole estensive.
Oggi, questo territorio è fortemente segnato dalla pressione dell’agricoltura intensiva e da uno sviluppo industriale crescente, in particolare nei settori della produzione energetica (sia convenzionale sia da fonti rinnovabili), che stanno determinando una progressiva perdita di superfici agricole e una compromissione degli agroecosistemi locali.