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2011
25 lug

LAGUNE COSTIERE CODICE NATURA 2000: 1150



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DESCRIZIONE DELL’HABITAT
Per Lagune costiere, in base al Interpretation manual of European Union habitats EUR15 (C.E.E., 1999) si intende: “distese di acque salate costiere, poco profonde, di salinità e di volume d’acqua variabile, separate dal mare da un cordone di sabbia e ghiaia o più raramente da una barriera rocciosa. La salinità può variare, andando dall’acqua salmastra all’ipersalina secondo la piovosità, l’evaporazione e gli apporti d’acqua marina fresca durante le tempeste o per invasioni temporanee da parte del mare d’inverno. Possono ospitare una vegetazione riferibile alle classi: Ruppietea maritimae, Potametea, Zosteretea e Charetea od esserne completamente prive”.
Questi habitat sono fortemente condizionati nelle loro caratteristiche biocenotiche dalle variazioni dei gradienti ecologici di salinità, temperatura e profondità delle acque oltre che dalle caratteristiche del substrato. Si realizzano infatti equilibri ecologici che possono cambiare bruscamente in seguito alle variazioni prodotte dagli interventi antropici. Gli ambienti lagunari, al pari degli altri costieri, sono stati fortemente trasformati in Italia e negli altri paesi mediterranei in seguito alla massiccia antropizzazione che è stata realizzata negli ultimi decenni. La loro salvaguardia assume pertanto un ruolo assolutamente prioritario a livello di conservazione delle coste italiane.
L’indagine svolta dalla Società Botanica Italiana ha permesso di riconoscere lagune definite sulla base di quanto sopra in 101 località indicate nell’allegata cartografia, delle quali 31 nell’Adriatico settentrionale, 1 in quello centrale e 3 lungo le coste joniche peninsulari. Sul Tirreno ne sono state censite 11 sulle coste peninsulari, 25 su quelle sarde e 22 sulle siciliane.
In Puglia, la vegetazione sommersa delle lagune viene riferita alle classi Charetea con l’aggr. a Lamprothamnion papulosum, Zosteretea con l’associazione Zosteretum marinae, Ruppietea con l’associazione Ruppietum maritimae e Potametea con l’aggr. a Potamogeton pectinatus.
Nelle acque dei laghi di Lesina e Varano si rinvengono popolamenti a Lamprothamnion papulosum che danno origine a fitte praterie ad una profondità di 2-4 m e che si pongono in contatto con comunità a Ruppia marittima. Quest’ultima vegetazione è pressocchè esclusiva delle parti meridionali ed orientali di entrambi i laghi, e cioè delle zone che ricevono il massimo apporto di acque dolci. Nelle zone più salate si rinviene invece lo Zosteretum marinae che si spinge fino alla profondità di 2 m. Nelle pozze salmastre e nei canali che collegano le saline al mare sono frequenti i popolamenti a Ruppia marittima. Questa specie si rinviene prevalentemente nella subspecie spiralis che costituiscono un’associazione monospecifica in acque stagnanti, profonde da 30 a 50 cm, su fondali limosi. La subspecie drepanensis caratterizza invece l’associazione Ruppietum drepanensis che vicaria la prima nelle acque più calde, in analoghe condizioni ecologiche. L’associazione Lamprothamnietum papulosi si rinviene nelle acque salmastre delle saline e dei pantani costieri. Si sviluppa su fondali sabbiosi con acque salmastre poco profonde, che nel periodo estivo possono evaporare completamente.
CORRISPONDENZE CON LA CARTA DELLA VEGETAZIONE E DELL’USO DEL SUOLO
L’habitat delle lagune costiere corrisponde alla classe della vegetazione sommersa subalofila della “Carta della vegetazione e dell’uso del suolo”.
DISTRIBUZIONE ALL’INTERNO DELLA RISERVA
Si tratta di un habitat rappresentato all’interno della riserva da 9 piccole aree aventi superficie cartografabile alla scala 1:10000 (il patch maggiore ha una superficie di poco superiore a 1000 m2). La maggior parte delle aree è localizzata appena a sud-ovest di Torre Guaceto; una sola area è localizzata presso Punta Penna Grossa.
STATO DI CONSERVAZIONE
Gli specchi d’acqua presenti all’interno della riserva di Torre Guaceto accolgono una vegetazione macrofitica quasi esclusivamente costituita da tappeti algali di Chara.
La connettività (C) ha valori relativamente elevati, ma questo non rappresenta verosimilmente un problema per le comunità vegetali acquatiche, dato che la dispersione delle specie è alta (soprattutto specie ornitocore).
L’habitat accoglie comunità paucispecifiche di idrofite alofile. Sono solo 4 le specie legate specificamente alle lagune costiere, nessuna delle quali è considerata alloctona. Il contributo fornito dall’habitat nei termini di diversità floristica alla riserva è il più basso rispetto agli altri habitat (I = 5.33).
Non sono noti dati relativi alla variazione storica della superficie dell’habitat.
La distanza media dalle strade e dai sentieri è relativamente elevata rispetto agli altri habitat, pertanto il disturbo antropico diretto è da considerarsi modesto. Solo l’area presso Punta Penna Grossa è a contatto con la viabilità stradale. Le variazioni delle qualità chimico-fisiche delle acque potrebbero rappresentare un fattore trasformante delle comunità vegetali, con particolare riferimento all’aumento di salinità, fenomeno questo che sembra essere in atto a carico della falda idrica sotterranea, e quindi delle risorgenze idriche a cui l’habitat delle lagune costiere è funzionalmente legato. Un altro fattore operante sfavorevolmente alla conservazione dell’habitat è l’interramento naturale degli specchi d’acqua.
MINACCE
Le minacce riguardanti l’habitat delle lagune costiere di Torre Guaceto sono legate alla presenza nell’area protetta del Canale Reale. Il Canale Reale, con i suoi oltre 60 Km di lunghezza, rappresenta uno dei reticoli idrografici più ampi del Salento brindisino; collettore naturale delle acque di pioggia incidenti sul suo modesto bacino, è stato trasformato negli ultimi decenni in un collettore delle acque reflue, sia pur depurate, dei comuni interessati dal suo corso con una portata costante. Questa circostanza, col suo sbocco a mare proprio a ridosso della Riserva Naturale di Torre Guaceto, ne fa uno dei maggiori pericoli potenziali per la Riserva laddove, un guasto negli impianti di depurazione provocasse lo sversamento di acque reflue non depurate. Si aggiunga a ciò, il pericolo sempre incombente e spesso riscontrato di sversamenti abusivi in particolare di acque di vegetazione. L’Acquedotto Pugliese ha previsto inoltre la realizzazione di un collettore a mezzo del quale nel Canale Reale saranno immesse le acque reflue del nuovo depuratore del comune di Carovigno. Ne consegue la improrogabile necessità di creare un sistema di salvaguardia della Riserva in grado di essere attivato rapidamente e facilmente al verificarsi di tali evenienze.
Il Canale Reale, che rappresenta, attualmente, l’unica fonte di acqua dolce, sebbene fortemente inquinata, presente nel territorio della Riserva, presenta un carattere di elevata artificialità dovuta alla presenza di argini cementificati che lo conducono fino alla sua foce. Tale situazione è, com’è evidente, del tutto incompatibile con la rilevanza naturalistica dell’area e, peraltro, rappresenta un ostacolo alla circolazione ed al deflusso dell’acqua dolce nella zona umida.
L’habitat presenta come minaccia l’elevato rischio di incendio. Studi effettuati sulla base del comportamento del fuoco nei differenti tipi di vegetazione (modelli di combustibile) e nelle diverse condizioni ambientali (topografiche, climatiche) hanno, infatti, evidenziato che il canneto, che circonda tutte le lagune costiere presenti, può essere considerato un’area “critica” in quanto inclusa nella classe di gravità estrema. In questa categoria sono incluse le aree dove l'incendio presenta i valori più alti di velocità di avanzamento e di intensità lineare.

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