Consorzio di gestione di Torre Guaceto

Consorzio di Gestione di Torre Guaceto

  • image

    La torre aragonese

    Al Gawsit, Guaceto, il luogo dell’acqua dolce. Qui dove le antiche popolazioni trovavano la vita e partivano per irradiare le ricchezze della terra in tutto il Mediterraneo, ancora oggi,  la torre aragonese custodisce e protegge la Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta della quale è il simbolo.

  • image

    Area umida

    Creati dalla natura, distrutti dall’uomo, nutriti ed ampliati grazie ad una governance mirata, i chiari d’acqua sono fonte di vita e di salvezza, la baia sicura per le popolazioni migranti del cielo che qui trovano un luogo protetto in cui poter mettere al mondo i piccoli e riposare prima di riprendere il viaggio per la vita.

  • image

    Centro Recupero “Luigi Cantoro”

    Troppo deboli per sopravvivere al mare, minacciate dall’uomo e dalle sue insidie, le tartarughe marine trovano la salvezza al Centro Recupero “Luigi Cantoro”, luogo di protezione e di rinascita, nel quale gli animali possono riprendere le forze prima di tornare alla vita vera, quella di esseri liberi.

Esploriamo la riserva marina

 

  • Il mare: Nel mare di Torre Guaceto la diversità degli ambienti sommersi e le numerose specie di pregio naturalistico presenti hanno determinato l’inserimento dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto nella Lista delle Aree Specialmente Protette del Mediterraneo per la conservazione della biodiversità. Torre Guaceto può essere apprezzata attraverso una passeggiata con maschere e pinne, i primi metri sotto la superficie dell’acqua sono popolati da un “manto erboso” costituito da diverse specie di alghe che offrono riparo e fonte di cibo ad una complessa comunità di organismi. Un’attenta esplorazione lungo la costa rocciosa sommersa dà la possibilità di osservare numerose tane dove trovano riparo pesci appartenenti alla famiglia degli Sparidi, tra cui saraghi e occhiate. Molto curiosi sono i comuni Serranidi come lo sciarrano e la perchia o i Labridi come le donzelle comuni e le donzelle pavonine che, interessati dal visitatore, fanno capolino tra le rocce. In questo basso tratto di fondale il paesaggio è colorato da svariati Antozoi tra i quali il pomodoro di mare ed il madreporario Cladocora caespitosa che rappresenta il più grande dei madreporari mediterranei, dalla caratteristica forma a cuscino di fiori. Scendendo ulteriormente di profondità, Torre Guaceto offre gli ambienti più spettacolari della Riserva, ossia le praterie di Posidonia oceanica e il Coralligeno. I posidonieti sono ricchi di numerosissime specie, tra le quali il più grande mollusco bivalve mediterraneo, la Pinna nobile e gli Antozoi come l’anemone dorato. Al confine delle praterie si estende un altro degli habitat più importanti e spettacolari del Mediterraneo: il Coralligeno. Questo è caratterizzato dalla presenza di gorgonie, quali le Eunicella cavolinii e E. singularis, dall’esile struttura ramificata, di briozoi quali il Falso Corallo e la fragile Trina di mare, di antozoi come il Parazoanthus axinellae, di spugne come le grandi Axinelle.
  • Il fondale sabbioso: L’individuazione di organismi sui fondali sabbiosi richiede grande attenzione, perché, a parte alcuni animali nectonici che si spingono su questi fondali in cerca di cibo, la maggior parte degli abitanti si è adattata a vivere sepolta dalla sabbia. Tali organismi, per cibarsi e respirare, mantengono un costante contatto con l’esterno: la presenza di questi organismi può essere notata in superficie dalla presenza di fori. Quando il foro è unico si tratta quasi sicuramente di un verme, quando, invece, i fori sono due si tratta di bivalvi. Pochi sono i pesci che abitano abitualmente questi fondali: tra questi le razze e le sogliole, che sfruttano il loro mimetismo e la forma schiacciata per confondersi con il resto del fondale, in modo tale da sfuggire ai predatori. Un altro pesce tipico dei fondali sabbiosi di scarsa profondità è la parasaura (varie specie del genere Trachinus), famigerato perturbatore della tranquillità dei lidi sabbiosi perché infligge dolorose punture ai piedi di malcapitati bagnanti.
  • Il posidonieto: I fondali sabbiosi nella fascia ben illuminata del mare (da 3 fino anche a 25 m di profondità) accolgono un ambiente del tutto caratteristico del Mediterraneo: la prateria di Posidonia oceanica. Questo vegetale marino non è un’alga ma, per l’appunto, una pianta, poiché è provvista di radici, foglie e frutti. Questa pianta è tipica del Mediterraneo e si sviluppa lungo le coste del Salento. Una volta cadute, le sue foglie si accumulano nella stessa prateria, ma il moto ondoso invernale le asporta e le spinge sino alle spiagge. La prateria sommersa offre un valido ostacolo all’erosione del litorale attenuando la forza del moto ondoso. Quest’azione smorzante della forza dell'acqua si traduce in una situazione di calma e riparo tra le foglie e, soprattutto, alla loro base, perciò pur apparendo monotono, soprattutto per chi lo osserva dall’esterno, il posidonieto è un ambiente che offre riparo e nutrimento ad una miriade di forme viventi. L’intricata morfologia delle praterie crea una serie di microhabitat che sono fonte di cibo e offrono zone di rifugio e di riproduzione per numerose specie animali. Ma non solo, mediante l’attività fotosintetica, questo habitat produce un’elevata quantità di ossigeno in mare.
  • Il coralligeno: Questo ambiente presente dai 20 ai 40 metri di profondità, si trova nella zona circalitorale e ne rimangono solamente poche postazioni lungo il Salento. Le alghe presenti in questo ambiente appaiono per lo più rosse o brune perché assorbono solo la componente verde-azzurra della luce (che è quella maggiormente penetrante nell’acqua). Le alghe di queste profondità hanno la singolarità di presentare uno scheletro calcareo, sono dunque una sorta di piante di pietra e crescendo, col tempo, finiscono con l’accumulare pietra e roccia, formando nuovi “scogli” sommersi (substrato biogeno). Gli scogli coralligeni del Mediterraneo sono costituiti dagli scheletri di alghe. In ogni caso il risultato è la costruzione di edifici di roccia, ricchi di concamerazioni, fessure, buchi, ripari che offrono ospitalità ad una miriade di organismi animali (quasi mille specie diverse sono state riscontrate nel coralligeno pugliese). In questo modo, anche un fondale sabbioso, col tempo, può dare origine a rocce e scogli.
  • Il fondale roccioso: Il fondale roccioso è l’ambiente più conosciuto dagli apneisti. La presenza di un substrato fisso offre maggiore possibilità agli animali bentonici di colonizzare, poiché in mare c’è una grossa competizione per lo spazio. Nella zona mesolitorale è frequente trovare molluschi monovalvi che si appiattiscono sulla roccia, trattenendo all’interno della valva acqua marina, in grado di garantire all’animale la sopravvivenza durante il periodo di emersione. Curioso è il comportamento del pomodoro di mare che ha evoluto dei meccanismi sofisticati di chiusura e apertura sincronizzati con il ritmo delle maree, tale comportamento si osserva anche in acquari lontani dal mare. Scendendo nella zona infralitorale, la caratteristica più distintiva è la grande abbondanza di organismi vegetali, forse poco riconoscibili perché non sempre tutti “verdi”. Importante è la presenza delle alghe del genere Cystoseira, che formano fitte postazioni. Tra le alghe brune è molto frequente la coda pavonia. Tra le alghe verdi sono comuni la lattuga di mare e l’ombrellino di mare. Spugne calcaree, anemoni di mare colonizzano in gran quantità i fondali rocciosi infralitorali. Su questo substrato organogeno si muovono gli organismi quali il riccio di mare o le stelle marine. I fondali rocciosi offrono l’ideale ambiente per animali che preferiscono vivere nelle tane, come il polpo e gli sciarrani. Tra gli animali nectonici sono comuni le donzelle, le salpe, le occhiate, i saraghi, gli scorfani.

Chiamaci

0831990882