La Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto
si estende per circa 1.200 ha presentando un fronte marino che si sviluppa
per 8.000 mt.
L’area è configurata come un rettangolo più o meno
regolare, con una profondità media di 3.000 metri, attraversata
e divisa dalla strada statale n°379.
I sistemi che si sviluppano a monte e a valle della strada statale sono
profondamente diversi. A monte permane un sistema agricolo tipico della
zona, posto in continuità con la copertura vegetale esterna alla
Riserva.
A monte, infatti, permane un
sistema agricolo tipico della zona di Ostuni – Carovigno,
posto in grande continuità con la copertura vegetale esterna
alla riserva. Grandi oliveti secolari attentamente mantenuti divisione
degli appezzamenti e limitazione delle strade realizzate con muri
a secco di pietra locale ed ancora negli oliveti, terreni rossi,
non coperti da vegetazione e non interessate da altre culture. La
bonifica dei terreni (risalente al 1931) ne ha determinato la regolarizzazione
dei confini e della
struttura viaria di servizio, la divisione in piccole
proprietà, la realizzazione di modesti edifici colonici annessi
(attualmente se ne contano circa centocinquanta). L’immagine dell’area
a monte della superstrada è dunque quella di un ambito agricolo
di bonifica, caratterizzato dalla presenza diffusa di oliveti, seminativi
ed ortaggi e perlopiù privo di ambiti naturalisticamente qualificati,
se non per piccoli appezzamenti marginali.
Nell’area posta a valle della superstrada i terreni hanno una connotazione
più naturale.
La successione spaziale spiaggia, duna,
macchia mediterranea
si conclude con aree agricole (prevalentemente orticole) ed alcuni
rimboschimenti di non grande qualità.
Il secondo tratto costiero, che si sviluppa verso sud, non presenta
né dune né spiaggia. Si caratterizza come una costa
bassa e rocciosa, con piccole spiaggette ed una vegetazione che
si spinge fin sulla linea di costa.
La zona che si sviluppa alle spalle del promontorio della Torre
di Guaceto è stata interessata, in passato, da una bonifica
dei terreni di cui rimane traccia nei segni lasciati dai canali.
Tale bonifica servì a far defluire le acque che si accumulavano
in questa zona a causa della ridotta acclività del terreno
e all’affioramento della falda di acqua dolce. Ciononostante,
una parte dell’area
è sempre rimasta umida.
Una volta abbandonato l’uso agricolo dei terreni bonificati,
le acque hanno nuovamente allagato interi settori, creando specchi
d’acqua permanenti. Successivamente la crescita dei canneti
ha chiuso parzialmente le superfici libere delle acque.
Il sistema che n’è scaturito riviste
un grande interesse da punto di vista ambientale, essendo luogo di passo
di numerose specie di avifauna ed, inoltre, essendo caratterizzato dalla
presenza costante di uccelli, anfibi ed insetti connessi ai sistemi umidi.
La parte di territorio posto a valle del tracciato della superstrada è
caratterizzata da una bassa densità insediativa: sulla costa si
trovano gli edifici di Punta Penna Grossa e la Torre di Guaceto, mentre
nell’immediato entroterra l’edificato è costituito
dalla casa del guardiano e, oltre la macchia da alcune case coloniche.
Oltre ciò, sono presenti i ruderi delle strutture di un campeggio
risalente agli anni ‘80 attrezzatura da sempre inutilizzata e che,
abbandonata definitivamente all’azione distruttiva del tempo e degli
agenti atmosferici, è attualmente oggetto di atti di vandalismo
che ne minano il già precario stato di conservazione.